 Mauro
Casagrandi, 19 settembre 2008, 12:44
Il
più povero dei paesi centroamericani, l'Honduras, ha rifiutato
per voce
dello stesso presidente le Lettere Credenziali del nuovo
ambasciatore
statunitense a Tegucigalpa. Un chiaro segnale del cambiamento epocale
che sta attraversando il subcontinente
Continuano le disavvenenze fra
gli Stati Uniti ed i paesi latinoamericani. Clamoroso, ed inaspettato
per chi non è proprio esperto degli affari del
continente, è stato il
gesto del Presidente dell' Honduras, il più povero dei paesi
centroamericani - quindi fra i più poveri del mondo - che ha
rifiutato
le Lettere Credenziali del nuovo ambasciatore statunitense a
Tegucigalpa. Episodio inaudito anche dal punto di vista diplomatico se
si pensa che quando un ambasciatore presenta le Lettere Credenziali
vuol dire che ha già avuto il placet del Governo presso il quale
è
stato designato. Un vero e proprio schiaffo, pubblico ed
internazionale, dato da un piccolo e povero paese centroamericano alla
grande potenza del Nord. Episodio rilevatore del cambiamento epocale,
se si pensa che soltanto fino a qualche anno fa l' Honduras era la base
clandestina (si fa per dire) che serviva da attrezzatissima base
militare alla Contra nicaraguense, finanziata dall' Irangate di Oliver
North, che scatenò la guerra civile in Nicaragua i cui costi
umani
furono la causa principale della sconfitta dei sandinisti alle
elezioni, sconfitta che ha significato la loro lontananza dal potere
fino alle elezioni del 2006, in cui Ortega finalmente ha ripreso
il
comando: altro segno, questo, del cambiamento.
Tornando all' Honduras, l' annuncio e' stato
dato dal
presidente stesso in occasione della Festa Nazionale della scorsa
settimana. Nella sua allocuzione, il presidente ha toccato anche l'
altro elemento chiave, l'eterno stato di povertà e di
prostrazione del
suo paese di cui ha addossato pubblicamente e totalmente la colpa all'
oligarchia locale, responsabile di aver storicamente utilizzato e
sfruttato il paese per i suoi interessi: è probabilmente la
prima volta
in assoluto che un presidente che non ha un passato di sinistra
nè
rivoluzionario fa una dichiarazione del genere, di portata storica e
valida per tutta l' America Latina.
E per quanto riguarda il Nicaragua, guidato come
dicevamo di nuovo
da Daniel Ortega, il governo statunitense ha cancellato la visita
ufficiale del suo Ministro del Commercio, Carlos Gutierrez, per questa
stessa serie di contrasti. Da notare che il Nicaragua è membro
dell'
ALBA (Alternativa Bolivariana para las Americas) promossa da Chavez in
alternativa ai vari TLC (Trattati di Libero Commercio) stipulati
dagli
USA con alcuni governi latinoamricani ed ai quali hanno cercato,
con
successi limitati, di farvi aderire tutti i paesi dell' America
Latina. Membri attuali dell' ALBA sono il Venezuela, Cuba, il
Nicaragua, la Bolivia, la Repubblica Dominicana (Santo Domingo) e, dal
25 agosto scorso, anche l' Honduras.
Intanto, la riunione presidenziale dell' UNASUR
convocata a
Santiago del Chile dalla Bachelet per trattare e risolvere la
gravissima crisi boliviana, che minacciava di incendiare tutta la
regione, si è risolta nell' appoggio totale dei paesi
latinoamericani
all' integrità territoriale della Bolivia, considerata
indispensabile
per la pace in tutto il continente. E già si da ieri è
iniziata a
Cochabamba, in Bolivia, la riunione tra Morales ed i prefetti
oppositori, in un clima ben diverso dal recente passato: con i
propositi di trovare un accordo pacifico che tenga in conto la
necessaria autonomia delle diverse province, ma senza mettere in dubbio
l'unità del Paese e dei suoi interessi nazionali. Alla riunione
partecipano delegati delle organizzazioni internazionali che fungeranno
da testimoni del ritrovato spirito di conciliazione: la Chiesa
cattolica, l'UNASUR, addirittura l'Unione europea e l'OSA, guidata
questa dal suo segretario generale.
Ma la politica latinoamericana passa anche per il
Vaticano, data
la sua influenza nel subcontinente. Proprio in questi giorni i vescovi
del Paraguay hanno portato a termine la loro "visita ad limina",
cioè
la visita che ogni 5 anni i prelati delle Conferenze episcopali di
tutti i paesi del mondo debbono fare alla sede apostolica per "render
conto" al Papa della situazione pastorale e sociale delle loro
rispettive diocesi. Ebbene Papa Ratzingher in questa occasione
non ha
fatto alcun riferimento pubblico all' ex Monsignore, Vescovo, militante
della "Teoria della Liberazione", ed attuale presidente del Paraguay
Fernando Lugo. Almeno un accenno del papa era atteso, data l'
inusualità del fatto che un vescovo rinunci alla sua
missione
ecclesiastica per passare alla politica. Ma il questo silenzio è
stato
giudicato "diplomatico e giusto". Lugo infatti, che era stato nominato
vescovo da Giovanni Paolo II nel 1994, nel 2006 chiese di poter
tornare allo stato laico, ma sempre nella Chiesa. In risposta il
Vaticano nel 2007 lo sospese "a divinis", ma Lugo non fece marcia
indietro ed il 20 aprile di quest' anno venne eletto Presidente del suo
Paese con una grande votazione popolare. E già eletto, ma senza
rinunciare alla sua presidenza, Lugo chiese invece pubblicamente
perdono per il dolore causato dal suo gesto alla Chiesa ed al Papa e
questi rispose lo scorso 31 luglio accettando pubblicamente la
riduzione allo stato laico del Presidente paraguayano. Politicamente,
significa una legittimazione con tutti i crismi non solo di un uomo che
ricopre il massimo incarico politico di un paese, ma anche della nuova
tendenza che si sta rapidamente affermando in tutto il subcontinente.
L' altro paese che fa parlare sempre di sé
è Cuba, devastata da
due cicloni che si sono succeduti l'uno all' altro nel giro di una sola
settimana. Non ci sono state quasi vittime, grazie ad una protezione
civile ormai reputata una delle prime del mondo. Ma i danni materiali
sono enormi, spaventosi. La crisi economica che sopravverrà
sarà molto
grave. La Casa Bianca, dopo le sue prime inaccettate proposte, ha
ceduto permettendo a Cuba di acquistare nel mercato Usa fino a 250
milioni di dollari in medicine, alimenti e legname per la
ricostruzione. Ma attenzione: non si tratta di aiuti, né di
finanziamenti da restituire in diecine di anni come si fa in questi
casi, bensì del permesso di acquistare soltanto in contanti ed
anticipatamente. In pratica prima paghi, prima metti i soldi nella mia
banca, e poi io ti spedisco la merce che mi hai comprato e pagato. In
realtà questo commercio, in parzialissima deroga all' embargo e
solo
per alcuni prodotti, era iniziato fin dagli ultimissimi tempi dell'
Amministrazione Clinton ed è proseguito, pur con continue
frenate ed
ostacoli, con l' Amministrazione Bush che lo ha ridotto ad una piccola
parte di ciò che era stato all' inizio. Vedremo come si
comporterà la
prossima amministrazione americana.
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