GUATEMALA, MINACCE DI MORTE AL BIOLOGO ITALIANO GLAVIANO BIANCHINI

Luca Martinelli

Flaviano Bianchini, un biologo italiano, è stato minacciato di morte in Guatemala, dopo aver presentato uno studio che dimostra l'inquinamento delle acque del fiume Tzalá, provocato dalla vicina miniera d'oro Marlin. Secondo la denuncia di Amnesty International, durante un incontro organizzato il 5 gennaio scorso dal collettivo Madre Selva - un'associazione guatemalteca che si occupa di conservare e difendere la natura - Bianchini ha illustrato alla stampa «i risultati di una sua ricerca sulla contaminazione delle acque del río Tzalá nel dipartimento di San Marcos, che denuncia la presenza di metalli pesanti nell'acqua del fiume, principale risorsa idrica per la comunità indigena della regione».
Nei giorni successivi ha iniziato a ricevere telefonate minatorie («¡Cuidado!», Fai attenzione!) e ha notato in diverse occasioni un'auto - una Hyundai - parcheggiata sotto casa sua. I dati raccolti da Bianchini dimostrano, in particolare, che la concentrazione di rame e alluminio a valle dello stabilimento dell'impresa Montana explotadora de Guatemala, sussidiaria della multinazionale canadese Glamis Gold, superano abbondantemente i limiti stabiliti dall'Organizzazione mondiale della salute (Oms) per l'acqua potabile.
Nell'acqua del río Tzalá ci sono 39,9 milligrammi di rame per litro, quando il limite di legge riprende quello stabilito dall'Oms in 1,5 mg/l (e in 0,5 mg/l dalla guida della Banca mondiale per l'attività estrattiva a cielo aperto, che è ancora più stretto). Secondo le analisi effettuate su campioni d'acqua prelevati da Bianchini il 24 novembre scorso, la concentrazione di rame a monte (agua arriba) della miniera garantisce - secondo gli standard Oms - la potabilità dell'acqua.
Lo stesso vale per l'alluminio, la cui concentrazione è di 1,3 mg/l a valle della miniera e di 0,3 a monte. In questo caso, l'Oms fissa il limite di potabilità a 0,5 mg/l.
L'inquinamento - secondo Bianchini - è da attribuire al drenaggio acido della miniera, ovvero all'azione di acqua e aria sulle rocce ricche di minerali solforosi liberate dal processo estrattivo.
Cioè i residui dell'attività mineraria: in dieci anni la miniera Marlin produrrà almeno 27 milioni di tonnellate di scarti. E gli effetti già si fanno sentire.
Il rischio è che l'inquinamento si propaghi: il río Tzalá scorre per 20 km nel territorio del municipio di Sipakapa, per poi confluire nel fiume Cuilco che è, a sua volta, un affluente del Grijalva (uno dei corsi d'acqua più importanti della regione, dal Guatemala arriva fino al golfo del Messico).
La ricerca di Bianchini è stata ripresa dalla stampa nazionale, preoccupata per gli effetti di un aumento delle attività estrattive in Guatemala. Le comunità in lotta contro le multinazionali dell'oro hanno dalla loro parte la chiesa della Repubblica centroamericana: il vescovo di San Marcos Alvaro Ramazzini, presidente della conferenza episcopale del Paese centroamericano, è uno dei leader del movimento di protesta. A lui ha rivolto una lettera il viceministro dell'Energia e delle Miniere del Guatemala, Jorge Antonio García Chiu, accusando Bianchini di essere un «falsario» e aggiungendo che «non è possibile permettere un aumento della conflittualità nel Paese a causa di persone che ricorrono a qualsiasi tipo di bugie e approfittano della buona fede delle persone».
E' una vecchia storia, già usata dal governo del Guatemala e da Glamis Gold nei confronti del collettivo Madre Selva: gli indigeni del Guatemala non sarebbero in grado, da soli, di ribellarsi alle ingiustizie dell'attività estrattiva. Dietro c'è senz'altro qualche sobillatore bianco.
La miniera Marlin deve la sua triste fama alla morte di Raul Castro (vedi terraterra del 5 aprile 2005), uno degli indigeni che - nel gennaio del 2005 - riuscì a bloccare per oltre un mese a Sololá uno dei cilindri necessarie ad avviare l'attività estrattiva.
Oggi la miniera è attiva, e a poco è servita anche la consulta popolare con cui, nel giugno del 2005, 11 delle 13 frazioni del municipio di Sipakapa hanno ribadito il proprio «no al progetto minerario Marlin».



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