Il
Collettivo Italia Centro America ha inviato questa lettera al
quotidiano "Liberazione", in risposta allo scandoloso articolo con cui
il quotidiano di Rifondazione comunista "celebra" oggi la vittoria di
Vladimir Luxuria all'Isola dei famosi.
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“ Forza Vladimir, hai vinto tu”. Davvero? Ne siamo sicuri? Le parole
con cui Angela Azzaro celebra la “vittoria” di Luxuria all'Isola dei
famosi mi fanno vergognare. Secondo la giornalista di Liberazione,
Luxuria “ha spiegato a milioni e milioni di italiani che la
realtà è diversa e che anche questa realtà deve
godere degli stessi diritti della presunta maggioranza”. E,
perciò, dovremmo ringraziare “anche a Simona Ventura, che con
Vladimir ha tirato su gli ascolti (è l'edizione più vista
dell'Isola) ma anche il nostro morale”.
Il mio morale, purtroppo, è a terra: dopo le lettere del nostro
Collettivo Italia-Centro America, Luxuria aveva promesso di portare
sull'isola e in televisione il tema dei diritti indigeni delle
popolazioni garifuna -quelle che vivono nell'arcipelago dei Cayos
Cochinos, che non è disabitato né uno scoglio sperduto in
mezzo al mare-. Non lo ha fatto, il “compagno” Luxuria, ma non ne avevo
dubbi: non ci ha voluto mostrare il suo contratto, le clausole che
aveva firmato con la Magnolia di Giorgio Gori.
Magnolia, la società produttrice del format; la società a
cui la televisione di Stato, la Rai, dà ogni anno soldi dei
cittadini per permetterci di vedere il reality in televisione.
Soldi che gravano sul bilancio pubblico. Quanto paga, ogni cittadino
italiano, per permettere la trasmissione dell'Isola dei famosi? Ce lo
dicano gli ex deputati ed ex senatori di Rifondazione.
E allora un invito: il prossimo anno non pagate il canone Rai.
Boicottiamo una televisione di Stato che scende allo stesso livello
delle televisioni private del presidente del Consiglio, complice -negli
ultimi quindici anni- di una deriva consumista che ha messo in
ginocchio il Paese e le coscienze degli italiani.
Mi stupisce, di fronte a tutto questo, che Rifondazione comunista stia
zitta, anzi celebri la vittoria di “una di noi” all'Isola.
Soprattutto, però, mi spiace che la Azzaro -e Liberazione-
celebrino la vittoria di Luxuria come una vittoria dei “diritti”.
Perché la parola diritti si declina, appunto, al plurale, e non
può limitarsi a considerare che con Vladimir “si rompe il
tabù dell'eterosessualità a tutti i costi”. Riteniamo
utile e necessario, imprescindibile, aprire sulla televisione pubblica
un dibattito serio sull'omosessualità, su “una società
che fonda il potere degli uomini sulla divisione netta tra i ruoli, i
generi, tra etero da una parte e gay e lesbiche dall'altra”. Ma non
è l'Isola dei famosi, senza dubbio, l'ambito in cui farlo.
Ai lettori di Liberazione, elettori di Rifondazione e di certo
sensibili al tema dei diritti umani a tutto tondo, mi piace ricordare
solo un paio di episodi accaduti nella zona dei Cayos Cochinos e nella
Bahia de Tela. Notizie, purtroppo, che non hanno trovato spazio tra le
pieghe della televisione di Stato.
Il 24 settembre 2008 è stato assassinato il pescatore garifuna
di Triunfo de la Cruz Guillermo Norales. L'omicidio è firmato da
soldati della Marina honduregna della città de La Ceiba, che
pattugliavano le acque nei pressi del Refugio de Vida Silvestre de
Cuero y Salado. Si perché in Honduras, come in tutto il Sud del
mondo, quando si crea un'area protetta, impedendo la pesca, ciò
avviene per permettere uno sviluppo turistico “per gli occidentali”
(nel caso della Bahia de Tela il progetto si chiama “Los Mycos Beach
and Resosrt Centre”), togliendo di mezzo gli abitanti originari del
luogo.
Lunedì 13 ottobre, invece, un incontro con la Marina honduregna
di stanza nell'arciplego dei Cayo Cochinos (quello dell'Isola) è
toccato invece a Joel García e Minor López. I due
pescatori garifuna sono stati bloccati nei pressi del Cayo
Bulaños, minacciati di morte, privati del loro cayuco
(l'imbarcazione tradizionale dei garifuna), e gettati in mare. Gli
effettivi della Marina si sono poi ritirati, portando con loro il
cayuco, unica fonte di sostentamento per le famiglie garifuna dei Cayos
Cochinos, verso la base di Cayo Mayor.
Eccolo, il mare “aperto” dell'Isola dei famosi.
Luca Martinelli – Collettivo Italia Centro-America (Cica)