Questa mattina (3
luglio 2009) il vostro quotidiano ha ospitato una lunga intervista di
Omero
Ciai, inviato in Honduras, al presidente golpista del Paese
centroamericano.
Vogliamo sperare che l'attenzione che il vostro corrispondente, che ha
avuto la
fortuna di entrare nel Paese, per poter raccontare in presa diretta
ciò che sta
avvenendo, non si fermi al palazzo di governo, ma che il suo sguardo
sappia
guardare nelle strade, per portare all'attenzione dell'opinione
pubblica
italiana (e mondiale) la repressione che sta colpendo tutta la
società
honduregna e in particolare i più importanti tra i leader dei
movimenti
indigeni, popolari, studenteschi, sindacali. Ci sono due chiavi di
lettura per
questo "Golpe"; per chi guarda "desde arriba", dall'alto,
non si può che raccontare ciò che ha detto Chavez,
ciò che ha fatto/non fatto
Obama, etc. Purtroppo, per capire questo colpo di stato, dovremmo
imparare a
guardare anche "desde abajo", per rendersi conto che la violenza che
non ha colpito Zelaya si abbatte su coloro che stavano costruendo un
progetto
politico alternativo per il governo del Paese, a partire dalla
elaborazione di
una piattaforma politica comune e dalla presentazione di un proprio
candidato
in vista delle elezioni di novembre 2009.
Se Ciai fosse
interessato, potremmo volentieri fornire al vostro corrispondente i
contatti
per intervistare quei leader sociali che, ancora, non si trovano in
clandestinità, costretti da ordini di cattura nei loro confronti
emessi da un
dittatore che, purtroppo, non è il "buffone" che lui ha lasciato
intendere nel suo ritratto.
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